Seconda sessione
STATI GENERALI DEL PAESAGGIO ASTIGIANO
ROCCA D'ARAZZO - Salone comunale - Sabato
10 maggio 2008 ore 21.00
RELAZIONE
Ing. Massimiliano Bosco
Rocca: un paese residenziale boschivo
Lo
sviluppo sostenibile è un concetto che va localizzato territorialmente,
per poter essere concretamente perseguito, poichè le capacità
di carico variano e variano anche le potenzialità di ogni paese (Bresso,
[1]). Fortezza fino al 600, dei cui bastioni restano le tracce, ideale per avvistare
il nemico grazie alla posizione che domina la valle del Tanaro, Rocca d’Arazzo
vanta un’area boscata che copre quasi metà dei suoi 12,8Km² di superficie,
il cui valore è noto da quasi mille anni, se nel 1041, Enrico III concedeva
i diritti sulla Rocca al Vescovo di Asti, specificando “cum capellis et silvis”.
Proprio su queste due ultime classi di beni si concentrerà il ns. contributo,
in quanto si vuole dimostrare, pur in estrema sintesi, che la più importante
ricchezza del ns. paese risiede nell’architettura e nei boschi e, soprattutto,
nella nostra capacità di valorizzare i medesimi. Il paesaggio cambia
l’economia e a sua volta ne è modificato in funzione della nostra percezione
del territorio rocchese, comportandosi come uno specchio che riflette la bontà
delle nostre scelte, ripagandoci quando queste sono oculate e danneggiandoci
irrimediabilmente se errate. Con un approccio a prima vista un po’ provocatorio
si potrebbe dire che in questa sede si propone una “speculazione edilizia”,
citando un’esternalità triviale, ma chiarificatrice. La stanza d’albergo
con vista sul bosco è più ricercata e in genere più cara
di quella con vista sul parcheggio e, analogamente, delle case in vendita si
evidenzia l’aggettivo “immerso” nel verde, poco importa se poi si tratta di
un’aiuola. Il giardino visibile dalla finestra del mio studio di Torino conta
non più di venticinque platani, ma alla prima occasione si popola di
famiglie con bambini e animali al seguito, lasciando intendere che il
contatto con la natura sia un bene primario. Ma è corretto dare un valore
economico alla natura e in particolare al paesaggio? Una valutazione economica
non può sostituire considerazioni di etica sociale o individuale, ma
può essere d’aiuto nelle scelte politiche ambientali e forestali e ribadire
con forza il concetto che alcune
osservazioni, a prima vista leggibili come pure rivendicazioni di un comitato
ambientalista, si rivelano economicamente vantaggiose per tutti nel lungo periodo.
L’esempio della casa nel bosco introduce il problema, ma è riduttivo
perché ci fa pensare al bosco come un servizio accessorio (la vista)
per aumentare il valore di un bene primario (la casa): occorre allargare la
prospettiva e confrontare due scenari con un’analisi quantitativa. Tra gli esempi
più frequenti di valorizzazione delle aree boscate sono stati scelti
due estremi, tra i quali sono possibili numerose soluzioni intermedie. Il primo
riguarda il bosco come fonte di energia rinnovabile. Dai dati IPLA [2] ricaviamo
che in media i boschi astigiani sono per il 63% robinia, per il 20% querceti
e ostrieti e per l’8% castagneti. La robinia è attraente per la paleria
e la produzione di energia. Calcolando una media, senz’altro migliorabile con
valutazioni e studi puntuali, se la robinia occupa il 60% circa dei 500 ettari
dei boschi rocchesi, vi sono circa 300 ettari potenziali per la gestione forestale
a scopi energetici, la quale produce in media 4,8m³ di biomassa legnosa
all’anno per ettaro. In tutto sono 1440 m³/anno. L’energia ottenibile varia
in base all’impianto di produzione e al potere calorifico del combustibile (Bridgewater
[4] e APAT [5]): a una centrale termoelettrica da 1MWe o ccorrono in media 10.000
tonnellate/anno di legna, quindi l’energia contenuta nella biomassa locale (circa
1260MWh) potrebbe alimentare un impianto molto piccolo, nell’ordine di 161KWt,
del tutto insufficiente anche per le sole utenze locali. Se per assurdo fosse
costruito, anche considerando unità territoriali più grandi e
ripartendo poi gli utili pro-quota in base all’area boscata gestita, il ricavo
annuo della vendita del solo cippato, che vale in media 40 euro/t, ammonterebbe
a 135 euro/ha. Una centrale termoelettrica sfrutta solo il 22% dell’energia
disponibile nel cippato che vale 4,2MWh/ha/anno se si considera la media di
4500kcal/Kg, il che significa 0,924 MWh/ha/anno. Quindi vendere l’energia elettrica
e incassare i relativi certificati verdi (rivalutati dalla finanziaria 2008)
rende 280 euro/ha. In alternativa si potrebbe rinunciare ai certificati verdi
e 2 optare per la vendita al Gestore del Sistema Elettrico (GSE) ad una tariffa
incentivante di 0,30 euro/KWh, arrivando a ricavare la stessa cifra, che però
non risentirebbe delle oscillazioni del mercato elettrico, sebbene il ritmo
di crescita attuale del prezzo dell’energia renda conveniente la prima opzione.
Ovviamente i profitti aumentano al crescere della massa prelevata e a spese
della sostenibilità. Inoltre si deve tenere conto del prelievo per la
legna da ardere, molto spesso difficile da quantificare e che in altre realtà
ha inquinato gli studi di fattibilità ad un punto tale che la costruzione
delle centrali termoelettriche a biomassa ha dato quasi ovunque dei segnali
di crisi sia per mancanza di combustibile, sia perché la convenienza
di simili impianti cresce con le dimensioni e con la tendenza ad un’industrializzazione
del settore, che comporta consumi elevati e che obbliga a importare biomassa
o a riconvertire gli impianti nel medio periodo [6]. All’estremo opposto troviamo
il secondo esempio, studiato da Quadrio Curzio [7] et. al. che dà una
giusta collocazione ai contributi percepibili del bosco all’economia, all’attrattiva
dei luoghi, al clima, alla tutela della biodiversità e alla protezione
dall’erosione del suolo e dai danni conseguenti, diretti e indiretti. Sebbene
ci sia molto da fare nella messa a punto dei metodi di
calcolo, una quantificazione del c.d. valore ricreativo proviene dalla stima
dei costi di viaggio, ovvero dalla disponibilità a pagare il prezzo di
una visita ad un parco, una foresta o altro luogo naturale. Altri autori preferiscono
misurare con metodi statistici e interviste la propensione di uncampione di
visitatori a pagare per usufruire di un parco o ancora chiedendo quale compensazione
intenderebbero ricevere in cambio della rinuncia all’esperienza. Il valore ricreativo
della foresta di Tarvisio si aggira sui 13 milioni di vecchie lire per ettaro,
mentre quello della foresta umbra e del Parco dell’Orecchiella ammonterebbe
a 4,5-4,8 milioni/ha, tutti valori di gran lunga superiori in confronto alla
produzione di energia o al prelievo di legname, attività che peraltro
non sonoescluse a priori, ma devono essere attuate senza intaccare risorse che,
una volta esaurite, non saranno più sostituibili. Ciò dimostra
che una strategia organica di tutela non rallenta le attività economiche,
bensì le incentiva fortemente. Un avvio di soluzione può prevedere
ad esempio la redazione di un piano di gestione forestale, di una carta delle
destinazioni e una carta degli interventi forestali [8] che fungano da base
per impostare le funzioni produttiva, estetico-percettivae turistico-ricreativa
dei boschi. Il Liechtenstein è stato il primo stato al mondo a certificare
la propria superficie forestale in base a criteri internazionalmente riconosciuti.
Nel Liechtenstein i boschi occupano una superficie di 55,6 km², un terzo
del territorio. Per la certificazione sono stati seguiti i criteri del Forest
Stewardship Council (FSC), fondato a Toronto nel 1993 per attuare i principi
approvati dalla Conferenza di Rio del 1992. La certificazione del bosco consiste
in una valutazione della gestione da parte di uno studio indipendente e serve
a indirizzare la conservazione e gestione forestale in una direzione economicamente,
ecologicamente e socialmente sostenibile e a indicare misure di miglioramento.
Con un'analisi dei punti deboli e dei punti di forza sono state valutate tutte
le attività selvicolturali [9]. Il processo è durato due anni
e si è concluso a fine agosto 2001 con la consegna del certificato a
Vaduz. Tra i punti positivi individuati nella gestione forestale delLiechtenstein,
sono stati evidenziati la buona attuazione degli strumenti, la comunicazione
tra sede e addetti forestali comunali e i progressi compiuti verso la soluzione
del conflitto tra bosco e fauna selvatica. Il team di valutatori ha dato anche
alcune indicazioni relative alle battute di caccia intensive, alla creazione
di zone precluse agli ungulati, alla pianificazione aziendale, al controllo
dei risultati nelle misure adottate per dare stabilità al bosco di protezione
e alla sicurezza sul lavoro.Dalla carta del SIR si ricava che praticamente ogni
collina di Rocca d’Arazzo è sottoposta a vincolo per scopi idrogeologici
ai sensi del R.D. 30 dicembre 1923, n. 3267. Vi rientrano i terreni che, per
effetto dell’uso del suolo, delle utilizzazioni o delle lavorazioni, possono,
con danno pubblico, subire denudazione, perdere la stabilità o turbare
il regime delle acque. Su tali aree le 3 trasformazioni di boschi in altre qualità
di coltura o le trasformazioni di terreni saldi in terreni soggetti a lavorazione
periodica sono subordinate ad autorizzazione. Nelle aree a vincolo le lavorazioni
del suolo per le colture agrarie sono disciplinate. Vincoli o opportunità?
Sicuramente vincoli perché rendono meno convenienti le nuove costruzioni
o le aree produttive. Opportunità se si considera l’effetto nel lungo
periodo di un turismo diffuso e a basso impatto, interessato a percorsi culturali,
storici e turistici. Un territorio che investe in un simile modello di sviluppo
diviene attrattivo e si candida a importare buone idee, veicolate da chiunque
trovi un ambiente accogliente e idoneo agli scambi e sia incentivato ad insediarvisi.
Non si frena lo sviluppo. Al contrario lo sviluppo sostenibile ha un enorme
bisogno di nuove tecnologie per utilizzare al meglio le risorse senza depauperarle.
Innescare cicli virtuosi significa aumentare il contenuto di intelligenza nelle
attività produttive e perché ciò avvenga occorre molta
innovazione e si può dimostrare che, laddove si attuino strategie simili,
le imprese si difendono molto meglio dalle crisi e in media creano più
valore. Un paese residenziale boschivo che crei le condizioni per produrre cultura,
in tutte le sue accezioni, dalla creazione di valore ricreativo può evolvere
e iniziare a generare valore creativo. Come iniziare? Una possibile strategia
si può ricavare da un’esperienza nel Basso Monferrato Astigiano [10],
dove la gestione dei boschi in forma associata è diventata una realtà
e si citano proposte di integrazione dei PRG esportabili in un comune come il
nostro. Ne guadagnerebbero il centro storico, i resti del forte, tra cui il
c.d. “muro dei capperi”, l’asilo infantile, la pieve romanica di S.Stefano e
S.Libera, la riduzione della frana quiescente sul versante della collina che
dà sul Tanaro con interventi mirati, p.es. pulendo e piantando le querce,
le cui radici, più profonde rispetto a quelle della robinia, stabilizzano
naturalmente il pendio, come già avveniva 1000 anni fa. Soluzioni, strumenti
e tecnologie ci sono e gli studi abbondano: non è prioritario aggiungerne.
Piuttosto sarebbe il caso di metterli in pratica e, naturalmente, l’ultima parola
spetta ai Rocchesi. Di Massimiliano Bosco, curatore scientifico dei lavori del
coordinamento comitati Val Tiglione e Via Fulvia.
[1]
Bresso, “Economia Ecologica”, NIS, 1993
[2] Franco Gottero (IPLA), “Estensioni, assortimenti legnosi e prospettive gestionali”,
Atti del convegno “Il patrimonio boschivo dell’Astigiano: quale futuro?”, Asti,
12 aprile 2008 [3] IL BOSCO E IL SUO VALORE: ECCO COME LO SI CALCOLA, Tratto
da OASIS Supplemento al n°10 Ottobre 1992 "Il bosco in pericolo"
[4] Bridgwater, A. V. (2003). "Renewable fuels and chemicals by thermal
processing of
biomass." Chemical Engineering Journal 91(2-3): 87-102.
[5] Ciccarese, Spezzati, Pettenella et. Al. “Le biomasse legnose. Un’indagine
sulle potenzialità del settore forestale italiano nell’offerta di fonti
di energia”, APAT, 2003 - p.13
[6] Resoconto stenografico dell 73ma seduta della 9ª COMMISSIONE PERMANENTE
(Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato (09/05/2007) “INDAGINE
CONOSCITIVA SULLE PROSPETTIVE DI SVILUPPO DELL’USO DI BIOMASSE E DI BIOCARBURANTI
DI ORIGINE AGRICOLA E SULLE IMPLICAZIONI PER IL COMPARTO PRIMARIO”
[7] A. Quadrio Curzio: "Il bosco in pericolo" Tratto da OASIS Supplemento
al n°10 Ottobre 1992.
[8] AA.VV., “Il bosco gestito è una risorsa per tutti”, Regione Piemonte,
2002
[9] I PRINCIPI E CRITERI DEL FOREST STEWARDSHIP COUNCIL (FSC) PER LA GESTIONE
FORESTALE SOSTENIBILE, reperibile sul web all’indirizzo http://www.fsc-italia.it/
[10] F. Larcher, M. Devecchi, “Salvaguardia e valorizzazione del paesaggio biculturale.
Metodologia di studio e risultati di una ricerca condotta nel Basso Monferrato
Astigiano”, Ace International, 2007